“DAVVERO FAI?”

Di Riti, Esposito, Micheal

Erano le sei del mattino, ricordo ancora la sirena del traghetto, il garrito dei gabbiani, ma non avrei mai immaginato a cosa sarei andato incontro, ma facciamo un passo indietro.

Mi chiamo Ciro Sibillo, ho 21 anni, vivo in uno dei tre quartieri del “triangolo di fuoco” di Napoli, più precisamente Ponticelli. Ho lasciato la scuola all’età di 14 anni, per unirmi alla “tradizione” di famiglia, avendo solo mia madre poiché mio padre è stato ucciso per un conto in sospeso con la camorra.

La Napoli periferica veniva suddivisa in diversi clan/famiglie; come per esempio a Secondigliano risiede la famiglia degli Aprea, a Scampia ci sono i Liccardi e al Vomero ci sono i Mariano, così come per la maggior parte di tutti i paesi e paesini. La mia famiglia comandava nella zona di Ponticelli, una delle più grandi piazze di spaccio, ma nessuno veniva disturbarci anche perché dalla gente venivamo stimati, per il contributo economico, sicuramente non legale, che davamo alle famiglie più bisognose, senza esserci mai permessi di chiedere il pizzo ai negozi circostanti.

Dopo la morte di mio padre, mia madre Carla Tammaro, o anche nominata Donna Carla, prese le redini del clan, ed essendo io il suo successore mi mise a fare la “Gavetta camorrista”. Inizialmente mi mise a trafficare con la droga nelle nostre piazze di spaccio, ma non solo, mi diede anche il compito di fare il corriere di armi e droga per Napoli e provincia. Con il passare del tempo iniziai ad ambire a ruoli e missioni più importanti, come per esempio rapine o piccole sparatorie. Insieme a me portavo sempre la mia piccola paranza, ovvero detti anche “E guagliun ro vic” (i ragazzi delle periferie), loro erano la mia spalla destra, ma alcuni ragazzi del gruppetto non mi avevano MAI e dico mai guardato bene, ma per una questione di gelosia.                                                        Stavo crescendo e mia madre decise di promuovermi capo della paranza.

Dopo pochi giorni sarebbe arrivato il giorno del mio 20esimo compleanno e decidemmo di andarlo a festeggiare in una discoteca, ma da teste calde che eravamo, andammo il giorno prima a fare una rapina in un compra oro, per poi spendere tutti i soldi in serate da sballo e in belle ragazze. Il colpo andò a buon fine e la sera dopo andammo in una delle discoteche più grandi e lussuose di Napoli e nel bel mezzo della festa vidi arrivare un ragazzo verso di me e lo riconobbi subito, era Ciro Di Marzio, detto anche l’immortale. Lui era il capo clan di una delle famiglie più grandi di Napoli, mi si avvicinò con aria tranquilla e disse: ”Uagliò sei stato bravo, tu e il tuo gruppetto avete fatto un gran bel colpo”, con una certa aria misteriosa, io gli risposi: ”La ringrazio signor Di marzio, per me è un onore parlare con lei”, “Sai conoscevo tuo padre, era un uomo di poche parole però er o’ chiù’ stimat rint o’ rion”*1,”Sono belle parole signore, chian chian sto cercann e arrivà nu juorn, arò e arrivat iss”*2,”Brav uagliò, s ver ca tien e pall a sott,ma ricordati una cosa, e sord nu ten’n bandier”*3 ,”Ciro se non ti dispiace t’invito a casa mia a Sorrento per parlare un poco d’affari, vuoi venire?”, ”Certo, domani vengo, puoi starne sicuro, a domani Cirù.” A fine serata, mentre tornavo a casa, provai a chiamare mia madre per dirle che stavo per rientrare a casa e per raccontarle la grande notizia, ma non rispose alle mie chiamate e tra me e me pensai che essendo tardi stesse dormendo, quindi rientrai a casa ed andai a dormire tranquillamente.

La mattina dopo, arrivato a Sorrento, venni accolto da loro e subito mi fecero salire sulla loro macchina lussuosa e in seguito mi portarono nella loro immensa villa. Inizialmente mi offrirono un bicchiere del loro vino pregiato, discutendo un po’ sulle nuove paranze create da ragazzi senza cervello, solo a scopo di divertimento, dopo mezz’ora mi portarono in una stanza buia, dove all’improvviso si accese una luce in un angolo della stanza. In quel preciso instante il mio cuore si gelò, non riuscivo a credere cosa stessero vedendo i miei occhi…li, in quel maledettissimo angolo della mia stanza c’era mia madre con tre colpi di pistola in fronte. L’avevano uccisa per vendetta, perché la nostra famiglia e la loro volevano gestire le stesse piazze di spaccio. Fino a poco prima della morte di mio padre, le famiglie sono sempre state in guerra e ora hanno commesso questo reato perché avrebbero voluto attaccare loro stessi quella compra oro in questione, io però essendo solo, arrabbiato e affranto non potetti fare niente se non andarmene.

Erano le sei del mattino, ricordo ancora la sirena del traghetto, il garrito dei gabbiani, ma non avrei mai immaginato a cosa sarei andato incontro, sul traghetto per tornare a Napoli, pensando cosa sarebbe successo una volta tornato, come sarebbe continuata la mia vita, ma soprattutto come avrei preparato la vendetta per mia madre… Appena arrivai a casa non riuscì a trattenere le lacrime e lo raccontai alla mia ragazza, Noemi Sorbillo, che rimase anche lei distrutta dalla notizia. Cercò di consolarmi, ma dentro di me c’era una rabbia e una tristezza mai provata prima. Noemi mi è sempre stata vicina e ancora oggi rimane una delle persone più importanti della mia vita. Mi feci coraggio e andai a raccontare l’accaduto a tutto il clan, che dopo la morte di mia madre è automaticamente diventato mio, ricordo ancora il calore di quel abbraccio collettivo.

Decisi di vendicarmi diversamente, in un modo che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Venti anni dopo….

Sono sempre io, Ciro Sibillo, ma con qualche anno e nemico in più, ma non perché io sia diventato un killer spietato anzi faccio parte dell’arma della polizia. Dopo l’incontro con il mio clan andai a costituirmi. In fin dei conti non mi era mai piaciuta quella vita da criminale e confessai tutto; Nomi, piazze di spiaccio etc. La mia vendetta sulla famiglia Di Marzio fu quella, di farla arrestare e mandarla nel carcere di Poggioreale. Oggi 11 marzo nel 2019 si è conclusa ufficialmente la mia vendetta, Ciro Di Marzio è ufficialmente stato arrestato e spedito immediatamente nel 41 bis, con la pena di 3 ergastoli. PRIGIONE A VITA.

Questa è la mia storia.

*1- “però er o’ chiù’ stimat rint o’ rion”: Il più stimato nel rione

*2-“chian chian sto cercann e arrivà nu juorn,arò e arrivat iss”: piano piano, sto cercando di arrivare un giorno, dove è arrivato lui

*3-“,”Brav uagliò,s ver ca tien e pall a sott, ma ricordati una cosa e sord nu ten’n bandier”: bravo ragazzo, si vede che hai fegato da vendere, ma ricordati che i soldi non fanno un uomo

LAVORO SVOLTO DA:

-MICHEAL CHEMERIE

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