A dicembre 2025, alla classe 3AMD è stato assegnato un progetto con l’obiettivo chiaro di far conoscere il fenomeno del fast fashion e sensibilizzare i coetanei, e non solo, su quanto sia dannoso per l’ambiente. In effetti, sono ancora in pochi a sapere cosa si nasconde dietro una maglietta venduta a pochi euro. Il fast fashion è quel sistema che produce capi di abbigliamento a ritmi velocissimi, seguendo le mode del momento e vendendoli a prezzi bassissimi. Ma dietro a tutto questo c’è un impatto ambientale enorme: si sprecano quantità esagerate di acqua ed energia, si usano fibre sintetiche come il poliestere, si impiegano sostanze chimiche inquinanti e si generano montagne di rifiuti tessili che spesso finiscono nei mari o nelle discariche. Per questo motivo, ogni gruppo ha avuto carta bianca per realizzare un progetto creativo e coinvolgente. Ecco cosa hanno ideato:
– il primo gruppo composto da Manuel Ciardo, Giulia Manna, Matilde Manici e Philippe Silvestri ha sviluppato un’app che, scansionando l’etichetta di un capo, permette di scoprire da dove proviene, con quali materiali è stato realizzato e propone alternative più sostenibili.
– il secondo gruppo composto da Alice Parello, Emanuela Dattilo, Noemi Tritto e Giulia Cosentino ha realizzato un’app molto utile per chi vuole fare acquisti più consapevoli. Basta fotografare l’etichetta di un vestito per ottenere informazioni sulla provenienza, i materiali usati e ricevere consigli su opzioni ecologiche.
– il terzo gruppo composto da Denise Farace, Priscilla Debrah, Sinda jelassi e Safa Kharij ha pensato ai più piccoli, ma non solo, creando un fumetto educativo e simpatico. L’obiettivo è aiutare i bambini a comprendere fin da subito cos’è la fast fashion e come possono contribuire a ridurne l’impatto. Perché, in fondo, sono loro il nostro futuro.
– il quarto gruppo composto da Diarra Mbengue, Vanessa Paolini e Jessica Fusco ha ideato un gioco da tavolo ispirato al Monopoli, che mette a confronto gli aspetti negativi del fast fashion e positivi della slow fashion. Mentre si gioca i giocatori vengono informati su ciò che succede ai lavoratori del mondo della moda e sull’impatto ambientale così da rendereli più consapevoli delle proprie scelte.
– il quinto gruppo composto da Vanessa Ammendola, Valentina Berligeri, Beatrice Gualtieri e Zi Xuan Lin ha creato un videogioco pensato per chi vuole capire in modo leggero ma educativo la fast fashion attraverso l’analisi delle etichette dei capi.
La professoressa responsabile del progetto Silvia Davoli spiega: «Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, la scuola è chiamata a sviluppare competenze che vanno oltre la semplice riproduzione di conoscenze, mettendo gli studenti nelle condizioni di affrontare compiti complessi attraverso il team work, il pensiero critico e l’intelligenza creativa (Resnick, 2017; OECD, 2019). In questo esercizio la classe ha lavorato come un insieme di piccole start-up: gli studenti hanno collaborato per inventare qualcosa che ancora non esiste, anziché limitarsi ad analizzare ciò che già c’è. In questo modo non sono stati solo apprendenti, ma autori attivi e responsabili del futuro che stanno costruendo.».
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