Aule

Aule

 

Questo articolo non vuole essere polemico. Non abbiamo volutamente cercato responsabilità, o meglio, abbiamo voluto segnalare un problema con la speranza di contribuire a risolverlo. E, se saremo costretti a dividere le responsabilità, noi ci prenderemo le nostre. Questo articolo parla delle aule, le nostre aule. Ne abbiamo fotografata una sola, a caso, ma rende bene l’idea: sono tutte molto simili. La prima cosa che si nota è che sono tutte spoglie, senza arredi, senza colori. Un po’ vuote, un po’ tristi. Spesso sui muri ci sono delle scritte: scritte e disegni, fatte con un pennarello, o a anche con uno spray. A volte sono state fatte da noi, e questa è colpa nostra, ma a volte le scritte erano lì già da tempo, a volte sono lì da anni, e a volte sono brutte, nel senso di volgari. Noi stiamo in quelle aule per cinque o sei ore tutti i giorni, trentadue ore alla settimana, centoventotto al mese, per parecchi mesi. L’aula per molti di noi diventa una specie di seconda casa.

Troppo spesso non è calda, non è accogliente, troppo spersonalizzante, troppo ospedale. E’ importante. La bellezza contagia. Stare in un posto bello fa diventare più belli. Il che vuol dire che si viene a scuola più volentieri, il che vuol dire che si impara più volentieri. Non sempre ci pensiamo, ma è vero, è così, ed è influente anche se non ci pensiamo. Che fare dunque? Andrebbe verniciata, l’aula, e potremmo anche farlo noi, ma servirebbero delle autorizzazioni. Magari è meglio se lo fanno dei pittori, autorizzati da chi di dovere, magari d’estate, visto che le aule restano vuote per un paio di mesi. Magari ne parleremo con i responsabili del comune. Magari chiederemo un appuntamento al responsabile,. Noi però, da parte nostra, possiamo abbellire un po’ le nostre aule, mettendoci dei poster, dei cartelloni, dei colori, potrebbe bastare anche un fiore finto. Ci vuole poco, un po’ di premura, un po’ di attenzione, un po’ d’amore, per un posto che comunque diventerà col tempo un po’ nostro, un po’ noi. Pensiamo che ce lo ricorderemo, insieme ai visi sfumati dei compagni di classe e dei prof, anche quando non saremo più qui, a studiare. Trattiamole meglio, le nostre aule, perché non sono solo aule.

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