Il condominio: dall’immagine alla scrittura

Il condominio: dall’immagine alla scrittura

Partire da un’immagine per liberare la fantasia e dalla fantasia passare poi alla scrittura. E’ quello che hanno fatto i nostri colleghi di 2^I su suggerimento della loro prof. di Italiano Francesca Ruozzi. Qui di seguito alcuni risultati davvero originali…buona lettura!

Munai

UN CONDOMINIO MULTIPROBLEMATICO di Insa Faboure 2^I

Io sono Marie-Antoinette qui in un povero sobborgo degli anni ‘80, sono pensionata e mi sento sfortunata perché ho perso mio marito nella seconda guerra mondiale e mi ritrovo sola a casa a cucinare e a fare le pulizie, l’unica mia compagnia è la televisione che occupava gran parte di momenti vuoti nella mia giornata, vorrei tanto avere un figlio che mi dia comunque un po’ di compagnia nei momenti così, ma non feci in tempo. Alcune volte mentre cucino mi fermo a guardare fuori dalla finestra e spesso vedo persone felici che canticchiano, litigano e acclamano la loro squadra del cuore e ora mi vene spontaneo chiedermi se sto vivendo bene la mia vita ma con questa domanda mi viene voglia di pensare alla vita degli altri. Prima di tutto c’è la mia vecchia migliore amica Danielle la nostra amicizia si è spezzata quando mi ha accusato di essere andata a letto con il suo compagno ma io non so di che cosa parli, ogni volta che le passo vicino neanche mi guarda più in faccia, spesso eravamo insieme e parlavamo di film visti e gossip, ma adesso sono ritornata alla solutine che c’era prima di conoscerla, adesso è li a lavorare a maglia penso per rilassarsi, ho appena saputo che c’è stata una lite tra loro due ma spero che le situazioni non siano degenerate e che siano rimasti a vivere insieme, nell’altra parte vedo una lite che invece è appena scoppiata vedo la signora Michelle che litiga con suo marito, il signor Antoine, tutto il giorno ad oziare informandosi delle notizie accadute a Parigi e in Francia e in generale, le urla della signora Michelle si sentono fino a qua e sento che gli sta dicendo che lei sta tutto l tempo a pulire casa mentre lui sta a non fare niente, lui sembra totalmente disinteressato di questa conversazione e continua leggere il quotidiano. Li c’è il signor François che anche lui sembra essere come me, non si apre moto con le persone e adesso mi rendo conto che anche lui potrebbe avere avuto il mio stesso problema ma non faccio domande perché ho paura di ricordargli qualcosa che lui voglia dimenticare e in questi casi penso che sia vero abbia bisogno di aiuto e vorrei dargli una mano solo che in questi casi si potrebbe solo peggiorare la situazione, penso dovrei fargli compagnia e invitarlo a prendere un tè o un caffè, poi c’è il grande tifoso, il signor Henry, il calciatore mancato, lui aveva questa ambizione di diventare un calciatore, ogni volta che lo incontro mi racconta una delle sue gesta di quando era un calciatore e giocava nella giovanile solo che questo finì abbastanza presto perché i campi da calcio furono impraticabili a causa della guerra e dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, lui non è riuscito quindi a spaccare nei campionati giovanili e ora punta tutto suoi propri figli assillandoli troppo, i particolari non li so e non so che cosa sia successo tra lui e i figli, lui e la moglie non vanno molto d’accordo a tal punto che arriverebbero a separarsi ma la loro separazione peggiorerebbe il rapporto tra lui e i figli e rimanere senza figli legittimi dato che loro vanno più d’accordo con la madre anche perché resterebbe senza casa dato che la casa è della madre, quindi se ne sta anche approfittando in parte. I due bambini che giocano in strada sono i bambini della signora Claire che abita nella casa a fianco e lei ha una veste lunga che sta venendo a prenderli per andare a mangiare, la ho incontrata un paio di volte mentre stavo andando a comprare la spesa ma non ho avuto occasione di conoscerla meglio perché non abbiamo avuto tanto tempo per parlare. Poi c’è il cane dei due signori alcune vote lo portano a fare una passeggiata loro non li conosco in particolare perché passano quasi tutte le giornate a casa e parlano solo tra di loro perché sono sordomuti e nessuno li capirebbe a meno che non si sappia la lingua dei segni che è l’unico modo per comunicare con loro anche questo è un tocco di cultura che non hanno tutti nemmeno io, purtroppo di questa gente ce ne è tanta ma la gente non presta molta attenzione a persone come loro di solito e parlano solo tra di loro ma per loro fortuna hanno il traduttore personale che sarebbe il fratello della donna della anziana coppia e hanno tre figli di cui solo uno è sordomuto. Un uomo nel sottoscala si lamenta perché non sa i giorni di quando si deve portare fuori la spazzatura ma quando vede l’addetto gli chiede se è possibile darglieli adesso ma lui rispose che lo doveva fare prima e che adesso non ha tempo allora inizio ad urlare come un ossesso, ma non poteva farci niente perché quelle sono le regole da rispettare. La più felice sembra essere la signora Brigitte che canta felicemente e spensieratamente sul balcone e sembra l’unica a non aver problemi in quella famiglia, ha ancora il marito e parliamo molto spesso perché in quel è l’unica felice ed è la più simpatica e sincera ma lei è stata fortunata rispetto a noi perché non ha avuto nessun fatto traumatizzante o spaventoso ed è davvero felice di vivere la sua vita mentre altri di quell’appartamento direbbero che la vita è una delusione. Oh no la pasta!

Sahota
Montanari

LA VITA DELLA SIGNORA MARIE ANTOINETTE di Alex Imovilli

Mi chiamo Marie Antoinette sono nata a Lione nel 1915, ho passato l’infanzia solo con mia madre, dato che mio padre era in guerra, sin da piccola ho imparato tutti i lavori domestici che facevano le donne a quei tempi; non sono riuscita a istruirmi, perché le scuole erano chiuse dato che c’era la guerra. Finita la guerra fu un momento molto complicato per me e mia madre, perché non vedemmo tornare mio padre… Furono anni molto lunghi e complicati, ma riuscimmo a superarli. Nel 1935 trovai l’amore della mia vita, Gabriel Roger, aveva 24 anni quando lo conobbi; nel 1939 mi ha dovuto lasciare per aggregarsi con l’esercito… Finita la guerra non lo vidi tronare da me, non potevo credere che mi fosse successa la stessa cosa vent’anni dopo. Ho continuato a vivere la mia vita da sola, ogni tanto mi vedevo con delle mie amiche, me ero comunque triste perché le vedevo felici con i propri mariti, mi hanno consigliato di cercare degli uomini per sostituire Gabriel, ma non ce la facevo, l’amore che aveva nei miei confronti non è paragonabile all’amore che mi stavano dando gli altri. Quindi mi ritrovo oggi in un palazzo nei sobborghi parigini, all’età di sessantacinque anni, da sola, col mio cane Togo, ogni tanto guardo fuori e osservo cosa combinano quei disgraziati del palazzo di fronte, poi ascolto la musica nei momenti dove non ho nulla da fare, poi porto a fare una passeggiata a Togo, per passarmi la giornata, sennò non finisce più. Non capisco come facciano a vivere con tutto il rumore che fanno, soprattutto la signora del primo piano sul balcone, sembra che sia sorda non si accorge che stanno urlando fortissimo; poi tutte le persone del secondo piano sembrano dei pazzi furiosi, sanno solo urlare, lamentarsi e creare della confusione; le persone al pian terreno, anche loro si lamentano e basta del fatto che quelli di sopra urlino tutto il giorno, inoltre ci sono le due signore sulla soglia della porta che stanno litigando come sempre, non si capisce per cosa; infine ci sono i bambini che giocano sul marciapiede che piangono perché le auto che passano gli rovinano gli aereoplanini di carta. Mi sa che se continuano così mi tocca cambiare casa, se voglio avere un po’ di pace e tranquillità.

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