Rifiuti

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NOI E I NOSTRI RIFIUTI

Lo Sviluppo Sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni (Rapporto Brundtland – 1987)

CIASCUNO DI NOI PRODUCE OGNI GIORNO DEI RIFIUTI. ESSI HANNO RAGGIUNTO UNA QUANTITÀ TALE CHE SONO DIVENTATI UN PROBLEMA RILEVANTE PER LA SOCIETÀ IN CUI VIVIAMO. Per risolvere questo problema ed avere un ambiente migliore, ciascuno, piccolo o grande che sia, può dare un proprio personale contributo. Come? C’è una semplice regola, quella delle 4 ERRE, che riassume bene tutto questo. R come RIDUZIONE. Grazie alle scelte che facciamo e ai prodotti che acquistiamo, possiamo decidere di ridurre gli imballaggi, che spesso vanno a finire in pattumiera. R come RIUSO. Molti oggetti o contenitori, una volta usati, possono essere ancora riutilizzati, evitando così che si trasformino in rifiuti. R come RICICLAGGIO. La gran parte degli scarti che produciamo nelle nostre abitazioni (organico, vetro, plastica, lattine, carta…) se opportunamente differenziati, si possono riciclare recuperando materia, risparmiando energia e acqua e riducendo l’inquinamento. R come RECUPERO ENERGETICO. I rifiuti che non possono più essere riutilizzati, possono essere trasformati in energia. Il Mondo dei Rifiuti è stato realizzato per riflettere insieme su tutto questo e per offrire a studenti ed insegnanti notizie e spunti per sviluppare un nuovo modo di vedere i rifiuti e agire in modo intelligente nell’ambiente in cui viviamo.

La gestione dei rifiuti

La gestione dei rifiuti sta diventando una questione sempre più rilevante. La crescita dei consumi, l’urbanizzazione e lo sviluppo economico degli ultimi decenni hanno, da un lato, determinato un diffuso incremento nella produzione di rifiuti, e dall’altro ridotto le zone disabitate in cui trattare o depositare gli stessi. Basti pensare che solo cinquanta anni fa, nelle città, ogni abitante produceva soltanto 200 grammi di rifiuti al giorno, mentre oggi la produzione in Italia è di circa un chilo e mezzo di rifiuti al giorno per abitante, oltre mezza tonnellata all’anno, con una tendenza ad una continua crescita. Da qui una sola conclusione: non è possibile risolvere il problema senza il contributo di tutti e senza modificare le abitudini consolidate.

Le Leggi europee, nazionali, regionali e gli atti delle Amministrazioni Locali indicano la necessità di un approccio complessivo al ciclo dei rifiuti. Ognuno deve fare qualcosa con impegno e spirito di collaborazione: dalle Istituzioni, alle Aziende sino ai singoli cittadini. Il che significa: riduzione della produzione, incentivazione alla raccolta differenziata finalizzata al riutilizzo del materiale recuperato e trattamento finale della parte non riutilizzabile che può essere destinata alla termovalorizzazione (incenerimento con il recupero di energia elettrica e/o calore) o in discarica. I tecnici parlano di gestione integrata dei rifiuti, che meglio si esprime nella regola delle QUATTRO ERRE.

CONFRONTIAMO LA NATURA CON L’UOMO. CICLO CHIUSO CONTRO CICLO APERTO. Negli ecosistemi si possono individuare tre grandi categorie di organismi viventi:

• i produttori di sostanza organica, soprattutto piante

• i consumatori di sostanza organica, gli animali

• i decompositori di sostanza organica, i microbi, che si nutrono di organismi morti o loro parti (rifiuti) e li mineralizzano, trasformandoli in materie prime (humus) utili per la costruzione di nuova materia vivente.

Quindi, in un ecosistema si può dire che non esistano rifiuti inutilizzati, o meglio non esistono rifiuti. Ogni essere vivente produce materiale di scarto che è fondamentale e prezioso per un altro essere vivente. Solo l’uomo genera rifiuti, soprattutto l’uomo moderno.

Da dove nascono i rifiuti?

Le materie prime minerali o agricole vengono utilizzate per produrre beni di consumo e soddisfare la domanda dei cittadini. Prima di arrivare al consumatore subiscono numerose lavorazioni, ciascuna delle quali produce prodotti e scarti. Gli scarti di lavorazione costituiscono i rifiuti industriali.

E NOI? DIAMO UN’OCCHIATA IN CASA NOSTRA I moderni sistemi di conservazione e di distribuzione dei beni di consumo hanno determinato l’esigenza di “confezionarli”. Questi contenitori, che chiamiamo imballaggi, una volta finita la loro funzione, si trasformano in rifiuti (ad esempio: in Italia ogni anno vengono prodotti 2 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica. Come riempire 35 volte il Colosseo. dati COREPLA). A questi aggiungiamo i materiali che abbiamo usato o indossato e che per qualche ragione non possono più essere utilizzati. Per finire aggiungiamo gli avanzi della preparazione del cibo di cui ci siamo nutriti o quello che non abbiamo mangiato. Ecco i nostri rifiuti.

PERCHÉ I RIFIUTI CREANO TANTI PROBLEMI? L’origine dei rifiuti dimostra che in genere non sono più pericolosi delle materie prime o degli stessi prodotti, spesso anzi, lo sono di meno. Perché i rifiuti allora creano tanti problemi? Molte sono le ragioni. I rifiuti sono sempre di più ed è sempre più complesso conviverci, sia in termini di sistemi di raccolta che per gli impianti di smaltimento. Vi sono poi ragioni economiche. I rifiuti devono essere allontanati e hanno un costo di smaltimento. Si può, però, fare qualcosa. Ognuno di noi può scegliere se essere parte del problema o parte della soluzione. E quando diciamo “noi” dobbiamo pensare a tutti. Da chi i prodotti li fabbrica, a chi li distribuisce fino a chi li compra. E poi chi li raccoglie, chi li smaltisce o chi li recupera.

I TAPPETI SONO FINITI Secondo una celebre definizione sono rifiuti “le sostanze o gli oggetti di cui il detentore si disfi, o abbia deciso, o abbia l’obbligo di disfarsi”. In poche parole è un qualcosa che gettiamo via di cui vogliamo liberarci. In realtà crediamo di gettare via qualcosa. Un po’ come la polvere che nascondiamo sotto il tappeto. I tappeti sono finiti! Il nostro gesto è nello stesso tempo la fine d’una storia e l’inizio di un percorso che deve essere controllato e gestito.

Breve storia dei rifiuti

La storia dei rifiuti è la storia dell’uomo. Negli scavi archeologici dei villaggi preistorici sono stati rinvenuti accumuli di materiali di scarto, in pratica gli antenati delle nostre discariche. Chi ha “inventato” i rifiuti industriali sono stati gli Etruschi con le loro discariche di scorie derivanti dalla lavorazione del ferro proveniente dall’Isola d’Elba. Con la nascita delle grandi città si presentò il problema di come gestire gli scarichi delle abitazioni e i rifiuti (resti di cibo, cocci e materiale di scarto). Si costruirono reti fognarie, latrine pubbliche, ma si crearono anche i primi gruppi di spazzini. Ad Atene esistevano spazzini di professione che dovevano portare i rifiuti a due chilometri dalle mura, ma era Tebe la città greca più famosa per la pulizia. Su tutti vegliava Ercole che in una delle sue fatiche si era occupato delle pulizie delle enormi stalle di Re Augia. Roma all’apice del suo sviluppo era dotata di discariche esterne dove finivano non solo i rifiuti, ma anche le carcasse degli animali e le vittime dei giochi circensi. Con il Medioevo e lo sviluppo delle città il problema dei rifiuti si fece più assillante. Tante sono le le disposizioni delle Autorità

che vietano l’abbandono dei rifiuti o il gettare tutto, compreso il contenuto dei vasi da notte, dalle finestre. Si avvertiva con un grido, ma non bastava. L’igiene lasciava a desiderare, tanto che molti utilizzavano scarpe di legno dalla suola molto alta per non sporcarsi. Girando per il centro di Roma è ancora possibile trovare murate lungo le strade le grida contro la “monnezza”. All’inizio del XIV secolo si inventarono i primi “cassoni pubblici per i rifiuti”, mentre la nascita degli straccivendoli che vagavano di casa in casa fu il primo abbozzo di raccolta per il riciclaggio. Alla fine del 1800 la maggior parte delle principali città europee aveva adottato un sistema più o meno regolare di raccolta e nel 1873 Manchester sperimentò il primo inceneritore. Una citazione a parte la merita Eugene Poubelle, Prefetto della Senna nel 1884, che tanto si impegnò per la raccolta dei rifiuti che i francesi chiamarono “poubelle” le pattumiere.

Riduzione e riuso

I sistemi più efficaci per la gestione dei rifiuti sono quelli basati sulla riduzione della produzione stessa del rifiuto e sul loro riuso. Le aziende produttrici posso diminuire le confezioni dei prodotti in peso e volume. Molte lo fanno. Vi ricordate quanto erano difficili da schiacciare qualche anno fa le lattine di alluminio o le bottiglie di plastica? Noi, invece, possiamo fare molto quando compriamo qualcosa. Comprare è sinonimo di scelta. La scelta di fare un “mondo di differenza” per te e per le risorse del pianeta. Dobbiamo riflettere sull’impatto ambientale dei prodotti che acquistiamo e dei loro imballaggi. Riutilizzare significa utilizzare più volte. Un esempio tipico è quello delle bottiglie di plastica o in vetro che possiamo riempire nuovamente ai distributori del latte o a quelli dell’ acqua o al rubinetto oppure i flaconi che possiamo riempire di detersivo o di detergenti in alcuni negozi. Da non dimenticare le pile ricaricabili o la borsa per la spesa di stoffa o di plastica dura, invece di quella usa e getta. Inoltre puoi regalare agli amici o ad associazioni i vestiti che non ti stanno più. I giocattoli che non usi più e che sono ancora in buono stato puoi darli per esempio all’asilo, al reparto di pediatria dell’ospedale; in ogni modo prima di buttare, informati delle realtà presenti sul tuo territorio per non sprecare e aiutare gli altri. Ma ci sono anche modi più creativi per riutilizzare i propri rifiuti. C’è una famosa trasmissione televisiva che ricrea tutto con la colla vinilica, ma ci sono anche i vecchi consigli di un tempo in cui il mondo non aveva ancora conosciuto la filosofia “usa e getta”.

Qualche idea per limitare i rifiuti

• Preferire imballaggi riciclati e riciclabili o prodotti con imballaggi ridotti. Controllate le confezioni: le aziende più sensibili forniscono molte informazioni.

• Usare beni che possono avere una vita lunga. Tutti i beni di consumo diventano rifiuti. Dipende anche da noi. Più durata, meno rifiuti, a parità di beni utilizzati.

• Evitare i consumi superflui: ogni consumo di materiali, anche a scopo energetico, genera rifiuti. Meno consumi, meno rifiuti.

• Usare gli stessi oggetti per più usi consecutivi. E poi scambiali con gli amici

• Prima di gettare via qualcosa proviamo a ripararlo o a riutilizzarlo. “Con il vecchio si fa il nuovo”. Tutti i giorni eliminiamo come rifiuti molti tipi di oggetti o sostanze che potrebbero in alcuni casi essere “riutilizzati”.

Ecco come:

• Le case di cartone. Comprato un frigorifero o una nuova lavatrice? L’imballaggio ingombrante può diventare una casa, un castello o una capanna per giocare.

• Dispenser in vetro. Utilizza i vasetti di vetro con tappo a vite e riutilizza un dispenser di un vecchio detergente. Fora il tappo e infila il dispenser sigillando con la colla. Et voilà! Ecco il tuo nuovo contenitore per sapone o per il Ketchup da mangiare insieme alla patatine fritte.

• Bottiglie di plastica: tagliate a metà e forate nella parte inferiore, diventano, riempiendole di terriccio, contenitori per la semina di piantine da fiore.

• Bucce: le bucce di mela, spolverate di zucchero e lasciate bruciacchiare sui fornelli, coprono gli odori della cucina. Le bucce di mela con i torsoli e i semi, messi in un sacchetto di tela, possono essere uniti agli ingredienti per preparare le marmellate o le gelatine. Favoriranno l’addensamento delle stesse per la pectina contenuta nei residui.

Carta: i sacchetti del pane, aperti e utilizzati dalla parte interna, servono in cucina per assorbire l’unto dei cibi (possono essere utilizzati anche per raccogliere in casa l’organico da destinare al contenitore marrone). La carta dei quotidiani diventa un buon isolante per proteggere i vasi delle piante in inverno oppure può essere utilizzata per pulire specchi e vetri. Basta girare la fotocopia venuta male per disporre di foglio per gli appunti.

• Contenitori di plastica per detersivi: dopo averli ben lavati, servono in cucina per il recupero dell’olio di frittura. Una volta pieni dovranno essere consegnati al centro di raccolta.

• Contenitori di plastica per uova: accuratamente lavati, possono essere utilizzati per congelare le uova (tuorli e albumi separati). Si conservano per circa due mesi.

• Crema per le mani scaduta: passata con un panno sulle scarpe usurate, ridona morbidezza e lucentezza.

• Indumenti vecchi: pezze di lana ricavate da vecchie maglie, servono ottimamente per lucidare l’argenteria. Un indumento vecchio e “non lavato” riposto nella cuccia del cane, gli farà sentire meno la mancanza del padrone.

• Pigne: si possono bruciare nel camino, diffondono un piacevole aroma di resina.

• Residui di saponette: si possono usare per le bolle di sapone. Unire in un recipiente 4 cucchiai di scaglie di saponette con 4 bicchieri di acqua calda. Lasciare riposare per un paio di giorni poi aggiungere un cucchiaino di zucchero e mescolare bene.

• Sacchetti di plastica per alimenti: con un forellino in un angolo può sostituire in caso di necessità la siringa per decorare le torte.

• Segatura: può sostituire in caso di necessità la sabbia igienica per la cassetta del gatto. Un po’ di segatura aggiunta al normale terriccio per invasare le piante, lo manterrà più morbido e tratterrà l’umidità.

Raccolta differenziata

Abbiamo visto la riduzione e il riuso, ma i rifiuti possono prendere altre strade: il riciclaggio o recupero della materia, il recupero come energia e lo smaltimento finale. Dipende tutto da noi. Per fare prendere loro la strada giusta c’è bisogno di una azione semplice, ma indispensabile: differenziare sempre i propri rifiuti ed utilizzare bene i contenitori disponibili nel proprio comune. Gettare una bottiglia di vetro nell’apposito contenitore significa che da quel momento il cerchio, aperto con la creazione della bottiglia, si potrà chiudere. Altri rifiuti vengono invece raccolti in modo differenziato, perché contengono sostanze inquinanti o perché rappresentano un rischio per la salute. Ad esempio molti degli oggetti di uso comune, come farmaci, pile e vernici se dispersi nell’ambiente causano gravi danni alla natura e all’ uomo. Altri tipi di rifiuti come alcuni elettrodomestici contengono gas dannosi per l’ozono.

È quindi fondamentale differenziarli, affinché possano essere recuperati o smaltiti in modo corretto. Il sistema più diffuso in Italia è quello della raccolta differenziata monomateriale con cui dobbiamo gettare i singoli materiali (carta, vetro, plastica, alluminio…) nei contenitori specifici. Il sistema di raccolta multimateriale invece, prevede l’utilizzo di un solo contenitore per diversi materiali. La raccolta multimateriale richiede ovviamente un impianto di separazione a valle dei materiali raccolti. Tante le modalità di raccolta (stradale, porta a porta, il centro di raccolta e i servizi speciali per alcuni tipi di rifiuto), ma unico l’obiettivo: aumentare la percentuale di materiale raccolto il modo differenziato. Ogni cosa al suo posto, perché la nuova avventura abbia inizio!

Quanto tempo impiegato i rifiuti a decomporsi?

• un torsolo di mela: da 15 giorni a 3 mesi

• il filtro di una sigaretta: 2 anni

• un fazzoletto di carta: da 3 a 6 mesi

• il giornale: da 4 a 12 mesi

• una gomma da masticare: 5 anni

• una bottiglia di vetro: 4.000 anni

• una bottiglia di plastica: da 100 a 1000 anni

• la lattina in alluminio: da 20 a 100 anni

• un pannolino: 450-500 anni

Ricordiamoci perciò di NON ABBANDONARE I RIFIUTI NELL’AMBIENTE!

 

 

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